Qualche tempo fa una persona mi ha contattata per avere informazioni sul DNA Base.
Mi ha fatto domande.
Ha chiesto dettagli.
Ha voluto capire come si svolgesse il corso.
Fin lì tutto normale.
Poi è arrivato il vero problema.
Non il tempo.
Non i soldi.
Non la distanza.
Mi ha detto:
“Mia moglie pensa che questi corsi siano una cosa da mollaccioni. Dice che invece di spendere soldi in queste cose dovrei semplicemente tirare fuori il carattere.”
Leggendo questa frase probabilmente qualcuno penserà che il problema fosse sua moglie.
Non era sua moglie.
Il problema era che stava ancora aspettando che qualcuno approvasse una scelta che riguardava la sua vita.
E questa situazione è molto più comune di quanto si pensi.
C’è chi aspetta il consenso del partner.
Chi quello dei genitori.
Chi degli amici.
Chi aspetta che il conto corrente raggiunga una determinata cifra.
Chi aspetta di sentirsi abbastanza sicuro.
Chi aspetta di avere più certezze.
Chi aspetta di avere meno paura.
Cambiano le scuse.
La dinamica resta identica.
La propria vita rimane in attesa.
Quando smetti di vivere e inizi a chiedere autorizzazioni
Ci sono persone che a quarant’anni continuano a comportarsi come se qualcuno dovesse firmare un modulo per permettere loro di fare una scelta.
Non lo fanno in modo consapevole.
Anzi.
Spesso si raccontano di essere prudenti.
Responsabili.
Riflessive.
Eppure basta osservare i fatti.
Vorrebbero cambiare lavoro.
Ma aspettano.
Vorrebbero uscire da una relazione che le sta consumando.
Ma aspettano.
Vorrebbero iniziare un percorso di crescita personale.
Ma aspettano.
Vorrebbero smettere di accontentarsi.
Ma aspettano.
Passa un anno.
Poi due.
Poi cinque.
E continuano a chiamare prudenza quello che in realtà è immobilismo.
Il bambino che cerca ancora qualcuno che gli dica “vai bene”
Un bambino ha bisogno di incoraggiamento.
Ha bisogno di sentire che qualcuno crede in lui.
Ha bisogno di sentirsi al sicuro.
Quando questo nutrimento emotivo manca, accade qualcosa di molto sottile.
Si cresce anagraficamente.
Ma dentro continua a vivere una parte che cerca continuamente conferme.
Così da adulti si diventa bravissimi a chiedere pareri.
Bravissimi a raccogliere opinioni.
Bravissimi a cercare rassicurazioni.
Molto meno bravi a decidere.
Perché decidere significa assumersi la responsabilità della propria vita.
E questa responsabilità fa paura.
Molta più paura di quanto si abbia il coraggio di ammettere.
La verità che pochi vogliono guardare
Molte persone dicono di volere un cambiamento.
Poche sono davvero disposte a scegliere.
Perché la scelta chiude la porta delle giustificazioni.
Finché rimani fermo puoi sempre raccontarti che avresti potuto farcela.
Che avresti potuto provarci.
Che avresti potuto cambiare.
La scelta, invece, ti mette davanti alla realtà.
Ed è esattamente per questo che tanti continuano a rimandare.
Non stanno aspettando il momento giusto.
Stanno aspettando di non avere più paura.
Peccato che quel giorno non arrivi quasi mai.
Il costo che nessuno mette in conto
Quando si rimanda una scelta si pensa sempre a ciò che si rischia facendo un passo avanti.
Quasi nessuno si chiede cosa sta perdendo restando fermo.
Perdere altri sei mesi nella stessa situazione.
Altri sei mesi nelle stesse lamentele.
Altri sei mesi negli stessi schemi.
Altri sei mesi a raccontarsi che si partirà più avanti.
Questo costo è invisibile.
Per questo passa inosservato.
Ma è il più alto di tutti.
Perché il denaro può essere recuperato.
Il tempo no.
Il DNA Base non è il corso. È la decisione.
Le persone pensano che il DNA Base sia un corso di Theta Healing.
In realtà, per molti partecipanti, rappresenta qualcosa di molto più importante.
Rappresenta il momento in cui smettono di aspettare che qualcuno dica loro cosa fare.
Il momento in cui smettono di delegare all’esterno la responsabilità della propria vita.
Il momento in cui scelgono.
Non perché tutto sia perfetto.
Non perché tutte le paure siano sparite.
Non perché abbiano ricevuto l’approvazione che stavano aspettando.
Semplicemente perché comprendono una cosa.
Nessuno arriverà a vivere la loro vita al posto loro.
E nessuno può decidere al posto loro chi vogliono diventare.
La domanda, allora, è molto semplice.
Quante persone devono ancora approvare la tua vita prima che tu inizi davvero a viverla?
























