Ci sono persone che sembrano non sbagliare mai.
Sempre impeccabili, ordinate, brillanti.
Corpi dritti, portamento fiero, sguardo luminoso, movimenti misurati.
Sorridono, fanno battute, minimizzano tutto con un: “Nessun problema, va tutto benissimo”.
Ma dietro quella perfezione, spesso, si nasconde una ferita: la ferita da ingiustizia.
Una ferita che nasce tra i 4 e i 6 anni, spesso nel rapporto col genitore dello stesso sesso.
In quei momenti in cui ci si è sentite apprezzate solo se brave, solo se all’altezza, solo se impeccabili.
Da lì in poi, scatta un meccanismo profondo.
La maschera del rigido prende il sopravvento.
E cominci a vivere come se dovessi sempre dimostrare qualcosa.
Chi porta questa ferita:
- È perfezionista.
- Ha difficoltà a mostrare affetto e vulnerabilità.
- Fa fatica a ricevere, anche le cose belle.
- Si impone standard troppo alti e non rispetta i propri limiti.
- Vive un forte autocontrollo, nel corpo e nelle emozioni.
- Si sente in colpa nel concedersi piacere o riposo.
- Si paragona costantemente agli altri.
- È critica, spesso solo con se stessa.
Sorride per non far vedere quanto si sente sola.
Si tiene impegnata per non fermarsi a sentire.
E quando qualcosa non va, si dà la colpa. Sempre.
Nel lavoro che faccio con il Theta Healing, questa ferita è tra le più presenti nelle donne che si rivolgono a me.
Perché dietro l’efficienza, la bravura, l’ordine… c’è spesso una bambina che non si è mai sentita libera di essere semplicemente sé stessa.
La ferita da ingiustizia inizia a guarire quando ti permetti di:
- essere imperfetta,
- piangere senza sentirti debole,
- riposare senza sentirti colpevole,
- ricevere senza dover dimostrare nulla.
E allora, finalmente, non sei più rigida. Sei vera.
Se desideri iniziare il tuo percorso di crescita personale, sono qui per accompagnarti con professionalità e rispetto.
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